suit-business-man-business-man-37547 Febbraio 2017 | Martina Lodi

Il crowdfunding nel 2017: “don’t call me ‘colletta 2.0’!”

Breve riflessione su uno strumento sempre più ibrido tra marketing, co-creazione e accountability

Il crowdfunding, da un lato, non è più un fenomeno isolato che permette ad alcune startup internazionali con tecnologie innovative di raccogliere milioni di euro e, dall’altro, non è nemmeno la “colletta 2.0” in cui si sono trasformate le Charity degli anni ’10.


Nel mondo nel 2015 il volume di denaro raccolto tramite il crowdfunding ha superato quello dei Business Angels e si prevede che nel 2017 si supereranno i fondi di Venture Capital per un valore complessivo di quasi $ 90 miliardi raccolti (Report Massolution, 2015 e altri dati da CrowdExpert). Queste cifre indicano che il crowdfunding sta assumendo un ruolo sempre più interessante da parte di chi investe in progetti innovativi: l’equity crowdfunding viene integrato nelle strategie di investimento e utilizzato non solo per raccogliere fondi, ma per testare il prodotto sul mercato, ingaggiare early adopters, rafforzare e ampliare una community, sviluppare una strategia di comunicazione e marketing.  


Il crowdfunding è uno strumento sempre più mainstream e ibrido che sta cominciando a raccogliere i suoi frutti anche in Italia.


Angel vs CF


In Italia nel 2016 sono stati raccolti € 91 milioni, contando un + 35% nell’ultimo semestre dell’anno, con un’accelerazione significativa dell’equity crowdfunding e del “Do it yourself” (Rapporto Starteed - Il Crowdfunding in Italia: tutti i numeri e le piattaforme – aggiornato a gennaio 2017). La possibilità, ampliata dalla legge di stabilità di fine 2016, che dal 2017 anche le PMI non necessariamente innovative accedano al crowdfunding, sta ulteriormente allargando il mercato di riferimento e dando nuovi strumenti al sistema produttivo. Allo stesso tempo chi investe in campagne di equity crowdfunding di startup o PMI innovative può ottenere una detrazione fiscale fino al 30%.


starteed report

Rapporto Starteed, 2017

Per le imprese e le startup il crowdfunding significa lanciare un nuovo prodotto o servizio sul mercato utilizzando una modalità innovativa di marketing e puntando all’internazionalizzazione. A livello regionale può essere utile aprire questo strumento anche a cooperative e lavoratori artigiani che devono recuperare un gap digitale o un mercato ora troppo veloce.


Numerose sono le questioni economiche e sociali che sono emerse dal cambiamento del paradigma della nostra società. Se da un lato abbiamo assistito al passaggio dalla produzione di massa alla personalizzazione e a una nuova organizzazione delle catene di fornitura e distribuzione, dall'altro sta emergendo una prospettiva di servizio pubblico che si avvicina a strumenti come l'e-learning, il microcredito, l’open government, eccetera. Questi approcci possono essere sostenuti da nuovi strumenti di collaborazione peer-to-peer e nuove piattaforme di condivisione, ma hanno anche bisogno di nuovi spazi per una migliore gestione dei processi di co-creazione e di un sistema di finanziamento per renderli reali ed effettivi.


Probabilmente il sistema di finanziamento tradizionale (sia privato che pubblico) non è sempre – e forse non più – sufficiente per rispondere alle esigenze di questo nuovo sistema.


In quest’ottica il crowdfunding, proprio perché non significa solo raccogliere fondi, dovrebbe essere considerato nella sua più ampia accezione come uno strumento utile per favorire processi di co-creazione e per l’accountability.


Chi sostiene un progetto di crowdfunding sta sostenendo l'idea e i valori alla base, non solo l’acquisto di un prodotto o di un servizio, ed è interessato a verificarne la legittimità: il crowdfunding offre un ulteriore strumento per convalidare un progetto (un business), sulla base di un processo di selezione altamente democratico da parte dei possibili sostenitori. Coloro che intendono supportare un progetto, infatti, hanno la possibilità di analizzare e poi decidere come e quanto finanziarlo.


Favorire l’utilizzo del crowdfunding all’interno di un territorio significa generare nuove modalità di community building, rendendo soggetti pubblici e privati capaci di produrre benefici in termini di senso di appartenenza, partecipazione attiva e co-creazione di un valore sociale, oltre che economico.

Per gli enti pubblici – d’altro canto – significa sfruttare le dinamiche di sussidiarietà orizzontale e dotarsi di uno strumento di cittadinanza attiva e di rendicontazione che abilita la comunità a prendersi cura dei beni comini.


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